Già dal nome, il Colle Aventino è pieno di mistero. Non si sa con certezza da dove derivi. Secondo una tradizione, il nome viene da Aventinus, antico re di Alba Longa, che sarebbe stato sepolto proprio su questo colle. Un’altra storia richiama la leggenda di Romolo e Remo: mentre Romolo osservava il volo degli uccelli dal Palatino per decidere dove fondare la città, Remo avrebbe scelto l’Aventino per trarre i suoi auspici. Da qui il possibile legame con la parola latina aves, che significa “uccelli”. C’è anche chi collega il nome ad adventus, cioè alle riunioni della plebe che si svolgevano qui in onore della dea Diana.
A differenza del vicino Palatino, centro del potere imperiale, l’Aventino è sempre stato considerato il colle del popolo. Qui i plebei si ritiravano quando volevano protestare contro le ingiustizie e chiedere più diritti. Per questo è diventato un simbolo di libertà e partecipazione.
Il colle Aventino oggi
Oggi l’Aventino è famoso anche per i suoi angoli nascosti. Il più curioso è il buco della serratura del Priorato dei Cavalieri di Malta: guardando dentro si vede la cupola della Basilica di San Pietro perfettamente incorniciata dagli alberi. Poco lontano si trova il Giardino degli Aranci, nato sull’area di un’antica fortificazione medievale, da cui si gode uno dei panorami più belli di Roma.
Sull’Aventino si trova anche la Basilica di Santa Sabina. Qui è conservata la cosiddetta Pietra del Diavolo. La leggenda racconta che il diavolo, infastidito dalle preghiere di san Domenico, lanciò un sasso contro di lui senza colpirlo. Secondo il racconto, l’attacco non riuscì a spezzare la concentrazione del santo, che continuò a pregare impassibile. Proprio per questo la pietra è diventata simbolo di fede e resistenza alle tentazioni.
L’Aventino non è solo uno dei sette colli di Roma, ma un luogo ricco di storie, silenzi e scorci tutti da scoprire.
Insieme la prossima settimana scopriremo le curiosità sul Colle Celio












































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